Spreco alimentare: una sfida che riguarda tutti
Spreco alimentare, effetti collaterali
Per rispettare i traguardi dell’Agenda ONU 2030, entrambi i fattori andrebbero diminuiti notevolmente. Le responsabilità di questi numeri interessano, quindi, ogni attore della filiera, dal produttore fino al consumatore finale, il quale dovrebbe essere cosciente che — secondo gli avvertimenti della FAO — per ogni chilogrammo di cibo prodotto vengono rilasciati 4,5 kg CO₂ nell’atmosfera. I rifiuti alimentari creano infatti inquinamento da anidride carbonica equivalente a circa l’8 % delle emissioni totali di gas ad effetto serra prodotte dall’Uomo.
In Italia si spreca...
È interessante considerare la composizione merceologica dello spreco, la quale conferma un’incidenza maggiore su prodotti altamente deperibili, come frutta fresca, verdure, pane e insalate; tale dato riflette criticità legate sia alla conservazione domestica sia alla pianificazione degli acquisti.
Nonostante segnali di miglioramento nel lungo periodo (riduzione dai circa 650 g settimanali del 2015 ai 555,8 g nel 2025), l’Italia rimane distante dall’obiettivo definito dall’Agenda ONU 2030: limitare lo spreco a 369,7 g pro capite a settimana. Il divario attuale suggerisce che, senza misure aggiuntive, gli obiettivi internazionali difficilmente saranno raggiunti.
Le cause sono da ricercarsi nell’inadeguatezza dei sistemi di trasporto, stoccaggio, processo e confezionamento, così come nella vendita al dettaglio, oppure nei comportamenti del singolo consumatore.
Le aziende del settore alimentare offrono un prodotto altamente differenziato; quindi, sarebbe opportuno che ciascuna promuovesse campagne contro lo spreco alimentare oltre a implementare sistemi di gestione più efficienti per risolvere il problema a monte.
... ma i provvedimenti non mancano
Sempre a Milano e anche a Roma è attivo dal 2016 il progetto RECUP, che si occupa di recuperare dai mercati rionali e dagli ortomercati il cibo invenduto (frutta e verdura) e lo redistribuisce gratuitamente a chiunque, limitando in questo modo lo spreco.
Analogamente, il Comune di Bologna, con il progetto Non si butta via niente, nei primi sei mesi del 2025 ha recuperato 5 t di alimenti provenienti da diversi attori della filiera locale.