Certificazione EPD: cos’è, a cosa serve e come ottenerla
Introduzione
La pressione verso una comunicazione ambientale trasparente non riguarda più soltanto i settori “pesanti”: anche l’industria alimentare è chiamata a dimostrare con dati misurabili l’impatto dei propri prodotti. Buyer della GDO, capitolati di fornitura, bandi pubblici e clienti esteri, infatti, chiedono sempre più spesso evidenze verificabili, non generiche “asserzioni ambientali” (green claims).
In questo scenario, la certificazione EPD (Environmental Product Declaration) si è affermata come uno degli strumenti più solidi per comunicare l’impatto ambientale di un prodotto, in quanto si fonda su dati scientifici verificati da una parte terza e indipendente.
In questo articolo esamineremo cosa siano davvero l’EPD, il relativo processo per ottenerla e le norme che la regolano. Evidenzieremo altresì le condizioni in cui tale certificazione possa costituire un investimento strategico per un’azienda alimentare.
Cos’è la certificazione EPD (Environmental Product Declaration)
L’Environmental Product Declaration (Dichiarazione ambientale di prodotto) è un documento volontario, verificato e registrato, che descrive in modo standardizzato l’impatto ambientale di un prodotto lungo il relativo ciclo di vita.
L’EPD rientra nella categoria delle dichiarazioni ambientali di Tipo III definite dalla norma ISO 14025. Caratteristica distintiva di queste dichiarazioni è che esse non esprimono giudizi: non affermano se un prodotto sia “buono” o “cattivo” per l’ambiente, ma comunicano dati quantitativi sulle sue prestazioni. In altre parole, l’EPD non è un marchio di qualità ecologica, piuttosto funge da carta d’identità ambientale del prodotto.
Questa neutralità è il punto di forza dell’EPD giacché la rende uno strumento credibile per il dialogo B2B, dove i buyer cercano informazioni oggettive e confrontabili, non slogan di marketing. Per un’azienda alimentare, ottenere l’EPD significa poter rispondere con dati verificabili a eventuali quesiti su impronta carbonica, consumo idrico, uso di risorse e altri indicatori ambientali relativamente ai prodotti in vendita.
Lo standard di riferimento: ISO 14025
La norma ISO 14025 stabilisce i principi e le procedure per lo sviluppo delle dichiarazioni ambientali di Tipo III. Nel dettaglio, la norma prescrive:
l’obbligo di basare la dichiarazione su una valutazione del ciclo di vita utile del prodotto (LCA — Life Cycle Assessment) secondo le norme ISO 14040 e ISO 14044;
il rispetto di regole specifiche per ciascuna categoria di prodotto (PCR) al fine di garantire la confrontabilità;
la verifica indipendente da parte di un soggetto terzo accreditato;
la registrazione presso un Program Operator riconosciuto.
Questi quattro elementi distinguono un’EPD da qualunque altra “dichiarazione ambientale” che un’azienda alimentare attribuisca da sé ai suoi prodotti.
A cosa serve un’EPD: i vantaggi per le aziende alimentari
La domanda più frequente da parte di chi valuta il percorso EPD è semplice: “Cosa ottengo in concreto?”
I benefici si distribuiscono su piani diversi: alcuni, immediati; altri, di medio periodo.
Trasparenza verso clienti B2B
GDO, gruppi industriali e buyer esteri inseriscono sempre più spesso requisiti ambientali nei capitolati di fornitura. Una EPD risponde in modo strutturato a queste richieste.
Accesso ad appalti pubblici e CAM
I Criteri Ambientali Minimi (CAM) introdotti dal Codice dei Contratti Pubblici premiano i prodotti dotati di dichiarazioni ambientali verificate. Per chi fornisce mense scolastiche, ospedaliere o forze armate, questo è un vantaggio competitivo concreto.
Strumento di marketing anti-greenwashing
La normativa europea sta stringendo le maglie contro le asserzioni ambientali ingannevoli o comunque non verificabili, una pratica scorretta chiamata greenwashing (letteralmente: dare una mano superficiale di tinta verde). In tale contesto normativo, una dichiarazione registrata e verificata da terza parte tutela l’azienda da eventuali contestazioni.
Benchmarking interno e ottimizzazione di processo
Lo studio LCA propedeutico all’EPD spesso fa emergere inefficienze nascoste: consumi energetici evitabili, scarti di processo, fornitori con un impatto ambientale maggiore di altri. È il primo passo per pianificare interventi di miglioramento misurabili.
Supporto alla rendicontazione di sostenibilità
Per le aziende soggette alla Direttiva (UE) 2022/2464 sulla rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD — Corporate Sustainability Reporting Directive), disporre di dati ambientali di prodotto già strutturati semplifica la rendicontazione.
A questi benefici si aggiunge un effetto reputazionale meno tangibile ma reale: comunicare con dati scientifici, anziché con generiche affermazioni di sostenibilità, costruisce credibilità verso tutti gli stakeholder.
Il quadro normativo: ISO 14025, EN 15804 e PCR
Il sistema EPD si regge su un’architettura normativa precisa. Conoscerla è utile per capire come mai queste dichiarazioni siano confrontabili tra aziende diverse e perché richiedano una verifica indipendente.
ISO 14025 è la norma-quadro che definisce, come anticipato, i principi delle dichiarazioni di Tipo III.
EN 15804 è una norma specifica per i prodotti da costruzione: stabilisce le regole di calcolo per le EPD di questo settore. Per l’industria alimentare, la rilevanza di EN 15804 è limitata, ma è importante citarla perché spesso compare nelle ricerche e perché ha rappresentato uno dei modelli su cui si sono sviluppate le PCR di altri settori.
Il vero cuore operativo del sistema sono le PCR (Product Category Rules). Si tratta di documenti tecnici che stabiliscono, per ciascuna categoria di prodotto, quali fasi del ciclo di vita includere, quali indicatori calcolare, quali conclusioni trarre e come presentare i risultati. Senza PCR non sarebbe possibile confrontare due EPD: ogni azienda potrebbe scegliere parametri diversi e i numeri perderebbero significato. Per le categorie alimentari esistono PCR sviluppate all’interno dei principali programmi EPD; quando una PCR specifica non è disponibile, può essere necessario svilupparla ex novo.
Il ruolo del Program Operator
Il Program Operator è l’organizzazione che gestisce un programma EPD: definisce le regole operative, accredita i verificatori, mantiene il registro pubblico delle dichiarazioni e ne garantisce la coerenza con ISO 14025. Il programma più diffuso a livello internazionale è The International EPD System, gestito da EPD International AB con sede in Svezia, ma esistono anche altri Program Operator riconosciuti in Europa. La scelta del Program Operator condiziona il riconoscimento della EPD nei diversi mercati di destinazione e va valutata in fase iniziale.
Come ottenere la certificazione EPD: l’iter passo passo
Il percorso per arrivare a una EPD registrata si articola in fasi sequenziali. Conoscerle prima di iniziare aiuta a stimare tempi e risorse interne necessarie.
Definire il prodotto e scegliere il Program Operator: s’individua il prodotto (o la famiglia di prodotti) oggetto della dichiarazione e si sceglie il programma di riferimento in base al mercato di sbocco.
Identificare la PCR applicabile: si verifica se esiste una PCR per la categoria. In caso affermativo, si adotta; in caso contrario, va sviluppata, allungando i tempi del progetto.
Studio LCA conforme a ISO 14040 e ISO 14044: è la fase più impegnativa: richiede la raccolta di dati primari (consumi energetici, materie prime, trasporti, packaging, scarti).
Redazione del documento EPD secondo la PCR: i risultati LCA sono strutturati nel formato richiesto dal Program Operator, con tutti gli indicatori previsti dalla regola di categoria.
Verifica indipendente: un verificatore accreditato dal Program Operator esamina lo studio LCA e il documento EPD, controllandone la conformità alle norme e alla PCR.
Registrazione e pubblicazione: una volta superata la verifica, la EPD viene registrata sul sito del Program Operator e diventa pubblica e citabile.
I tempi complessivi dipendono fortemente dalla disponibilità dei dati primari in azienda. Quando i dati di processo sono già monitorati e tracciati, lo studio può procedere rapidamente; quando vanno raccolti da zero, la fase LCA può richiedere mesi.
Certificazione EPD vs. Ecolabel vs. ISO 14001: le differenze
Si tratta di tre strumenti spesso confusi, ma con funzioni molto diverse. Vale la pena chiarire le differenze.
CARATTERISTICA | EPD | ECOLABEL UE | ISO 14001 |
Oggetto | Prodotto | Prodotto | Organizzazione |
Tipologia | Dichiarazione ambientale di Tipo III (dati) | Marchio ecologico di Tipo I (giudizio) | Sistema di gestione ambientale |
Norma di riferimento | ISO 14025 | Regolamento (CE) 66/2010 | ISO 14001 |
Logica | Comunica dati LCA verificati senza giudicare | Premia prodotti che superano soglie di eccellenza ambientale | Certifica che l’azienda ha un sistema strutturato per gestire gli aspetti ambientali |
Confrontabilità | Sì, tra prodotti della stessa PCR | No, è un’etichetta binaria (presente/assente) | Non applicabile ai prodotti |
In sintesi: l’EPD misura l’impatto ambientale di un prodotto, l’Ecolabel certifica se un prodotto rispetti criteri di eccellenza, l’ISO 14001 valuta come l’azienda gestisca i propri aspetti ambientali. I tre strumenti non si escludono e spesso convivono nella stessa organizzazione.
Quanto costa la certificazione EPD e quanto dura?
Sui costi non esiste una risposta univoca ed è meglio diffidare di chi ne propone una. L’investimento, infatti, dipende da fattori molto diversi:
Dimensione e complessità dell’azienda: un’industria multi-stabilimento con una filiera articolata richiede uno studio LCA molto più impegnativo rispetto a una PMI con un singolo sito produttivo.
Numero e qualità dei dati primari disponibili: se l’azienda monitora già consumi, scarti e parametri di processo, gran parte del lavoro è impostata. Se i dati vanno raccolti da zero, l’investimento di tempo e risorse cresce sensibilmente.
Esistenza di una PCR applicabile: adottare una PCR esistente è ben diverso dal doverne sviluppare una nuova.
Numero di prodotti da certificare: spesso conviene impostare lo studio in modo modulare per ammortizzare i costi su più referenze.
Costi di verifica e registrazione: sono definiti dal Program Operator e dal verificatore accreditato.
Per questo motivo, l’unico modo serio per stimare l’investimento è una valutazione preliminare sul caso specifico.
La validità tipica di un’EPD è 5 anni, con obbligo di aggiornamento in caso di modifiche significative al prodotto, al processo produttivo o alla PCR di riferimento.
La certificazione EPD come investimento strategico
Vista in prospettiva, un’EPD non è un costo di compliance ma un investimento in capitale informativo. I dati raccolti per lo studio LCA restano patrimonio dell’azienda e diventano la base per ogni successiva azione di miglioramento, comunicazione e risposta alle richieste dei clienti. Con il consolidarsi della CSRD, della Direttiva (UE) 2024/825 contro il greenwashing e del Meccanismo UE di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM — Carbon Border Adjustment Mechanism), le richieste di trasparenza ambientale da parte del mercato aumenteranno: arrivare preparati comporterà un vantaggio competitivo già pronto quando i clienti lo esigeranno.
Per le aziende alimentari italiane, in particolare, l’EPD rappresenta uno strumento per valorizzare i punti di forza intrinsechi della filiera: produzioni territoriali, fornitori di prossimità e processi a basso impatto. Senza dati verificati, questi vantaggi restano impliciti e non comunicabili.
Domande frequenti
Cosa vuol dire EPD?
EPD è l’acronimo di Environmental Product Declaration, ovvero Dichiarazione ambientale di prodotto. È un documento volontario che comunica l’impatto ambientale durante il ciclo di vita del prodotto, sulla base di uno studio LCA verificato da parte terza.
Chi rilascia l’EPD?
L’EPD è registrata da un Program Operator (il più diffuso a livello internazionale è The International EPD System) dopo un accertamento indipendente da parte di un verificatore accreditato.
A cosa serve la certificazione EPD?
Serve a comunicare in modo trasparente e verificato le prestazioni di un prodotto in termini ambientali, rispondere a richieste di clienti B2B e bandi pubblici, supportare strategie di marketing sostenibile basate su dati, prepararsi agli obblighi di reporting di sostenibilità.
La certificazione ISO 14001 è obbligatoria per ottenere un’EPD?
No. ISO 14001 certifica il sistema di gestione ambientale di un’organizzazione, mentre l’EPD riguarda un singolo prodotto. Le due certificazioni sono indipendenti, anche se è frequente che convivano nella stessa azienda.
Cosa sono le EPD per i materiali?
Sono dichiarazioni ambientali sviluppate per materiali e prodotti specifici (compresi gli alimentari) seguendo le PCR di categoria. Per il settore alimentare e per il packaging esistono PCR dedicate all’interno dei principali programmi EPD.
Quanto costa una certificazione ambientale come l’EPD?
Il costo dipende dalla dimensione dell’azienda, dalla complessità del prodotto, dal numero di dati primari già disponibili e dall’esistenza di una PCR applicabile. Non è possibile dare cifre standard senza una valutazione preliminare specifica.
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GoodFood Consulting affianca le aziende alimentari nel processo di ottenimento dell’EPD: da una preliminare analisi di fattibilità all’identificazione della PCR applicabile, dalla raccolta dei dati LCA alla preparazione per la verifica indipendente. Il primo passo è una valutazione gratuita del caso specifico, per stimare tempi, dati necessari e investimento. Scopri il nostro servizio di consulenza su Carbon Footprint e Ambiente e contattaci per una prima analisi senza impegno.